Kean e i sogni azzurri: "Onorato di rappresentare l'Italia. I miei messaggi in musica"

Kean e i sogni azzurri: "Onorato di rappresentare l'Italia. I miei messaggi in musica"FirenzeViola.it
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Ieri alle 11:18Primo Piano
di Redazione FV

Intervistato dalla TV ufficiale della Nazionale italiana nel corso dell'ultima sosta del campionato, l'attaccante della Fiorentina Moise Kean ha raccontato i suoi inizi da calciatore e il suo rapporto con la musica. Ecco alcune delle parole del classe 2000 a Vivo Azzurro TV: "Da piccolo andavo in oratorio, giocavo fino a tardi sfidandoci in tornei cinque contro cinque. Il parroco a un certo punto doveva chiudere e ci faceva uscire, noi aspettavamo che se ne andasse e scavalcavamo per tornare a giocare. Per il calcio si fa di tutto”. Ci sono delle figure fondamentali nella vita di Moise, da mamma Isabelle (“mi ha fatto spesso anche da padre, non ha mai mollato ed è un grande esempio”), al fratello maggiore Giovanni, classe ’93, con cui condivide il primo ‘trasferimento’ dal campetto dell’oratorio Don Bosco al settore giovanile dell’Asti. Bello anche il suo rapporto con la maglia azzurra: “Ricordo Mondiale del 2006, avevo 6 anni e il bar in piazzetta era sempre pieno. Vedevo quanto ci teneva la gente e mi dicevo: un giorno voglio vestire la maglia dell’Italia perché voglio che la gente viva queste emozioni per me e per la mia squadra. Ho sempre sognato di indossare la maglia della Nazionale”.

Si passa poi a parlare dell'avventura in Premier con l'Everton: "Una bella esperienza, anche se in Inghilterra non è andata come avrei voluto. Ma si può imparare da tutto e dai momenti difficili puoi sempre uscirne. L’estero mi ha aperti gli occhi, mi sento fortunato ad avere giocato in Francia con tantissimi campioni come Mbappé, Neymar e Cristiano Ronaldo”. Calcio e musica sono complementari, due strumenti per esprimere la sua vena artistica: “La musica mi è sempre piaciuta - spiega Kean - nella mia famiglia ci sono sempre stati sport e musica. Era il mio sogno fare musica e far uscire la mia musica. Con il mio disco ho voluto lanciare ai giovani di oggi un messaggio: se sei bravo a fare più cose, perché non farle? Scrivo a casa dopo l’allenamento o quando sono in trasferta. È una cosa che mi calma e che mi rende felice”.